Il

Castello

Edificio storico con facciata in mattoni e decorazioni, sulla quale si erge una struttura moderna composta da pannelli metallici disposti a scudo. Ombre di alberi sono visibili sulle superfici della struttura.

Da sempre il castello rappresenta un simbolo di forza, prestigio e identità: un luogo nato per custodire valori, memorie e ambizioni. All’inizio del Novecento, questa immagine viene reinterpretata dalla borghesia moderna, che sceglie la tipologia del castello come espressione di eleganza, autorevolezza e visione.

Nasce così Castello Pozzi, voluto nella seconda metà degli anni Venti dall’imprenditore milanese della moda Claudio Tridenti Pozzi, figura visionaria che anticipò il concetto di luxury brand e di flagship store, immaginando Milano come futura capitale internazionale della moda.

Progettato dall’architetto Livio Cossutti, impegnato anche nella realizzazione della manica occidentale della Galleria del Corso, il Castello sorge in una posizione strategica, vicino alla Fiera Campionaria, il nuovo centro di attrazione internazionale della Milano degli anni Venti. Una scelta lungimirante che oggi trova piena valorizzazione nel quartiere di CityLife, uno dei simboli della Milano contemporanea e della sua vocazione internazionale.

Dopo un lungo periodo di oblio, Castello Pozzi torna a vivere grazie alla famiglia Denti, che ne ha promosso un accurato restauro curato dall’architetto Anna Beltramini de Casati. L’intervento ha restituito splendore agli elementi più preziosi dell’edificio: la scala a sbalzo progettata da Francesco Messina, la crociera déco della torre, le vetrate policrome piombate di Murano, i marmi e i parquet originali.

Oggi Castello Pozzi conserva tutta la suggestione di un vero castello contemporaneo: un luogo dove storia, architettura e arte convivono e raccontano i valori che da sempre caratterizzano Milano — internazionalità, creatività, solidità e apertura alla cultura.

Come Tridenti Pozzi, anche la famiglia Denti considera l’arte una forza capace di generare nuove visioni, Attraverso nuovi progetti e nuove contaminazioni.

L’arte

Castello Pozzi custodisce una prestigiosa collezione privata d’arte, un patrimonio in dialogo con la storia culturale e creativa di Milano. Al suo interno trova spazio la più ampia raccolta europea di opere di Mimmo Rotella, insieme alle opere di artisti come Elio Fiorucci, Ottavio Missoni, Aligi Sassu, Pietro Consagra, John Baldessari, Giuliano Grittini, Giampaolo Talani ed Emmanuel Chapalain.

Immagine di una parete con un poster di una collezione privata di un castello a Pizzo, Milano, e un'armatura decorativa in metallo rivettata su entrambi i lati.
Quadro di una donna nuda in una posizione seduta, in stile pop art, montato sulla parete di una galleria d'arte.
Quadro di una donna nuda in una posizione seduta, in stile pop art, montato sulla parete di una galleria d'arte.

Love art 4 all

Struttura di luci a forma di piramide tridimensionale creata con linee luminose in un ambiente buio.

L’opera nasce come un doppio metaforico, un dialogo tra realtà e immaginazione, fragilità e solidità. Una casa di carte che, pur nella sua natura effimera, sfida il tempo attraverso il valore dell’arte.

Le carte riproducono le opere di Elio Fiorucci e Ottavio Missoni, due protagonisti della moda milanese qui presentati per la prima volta come artisti. Due linguaggi differenti: Fiorucci attraverso immagini che raccontano la cultura pop e la storia contemporanea; Missoni attraverso colori e trame che evocano armonie musicali.

La casa di carte diventa così il doppio simbolico di Castello Pozzi: due architetture diverse, una fragile e temporanea, l’altra solida e permanente, unite dalla stessa capacità di custodire creatività, memoria e visione.

Nata con il titolo “Dada100, Missoni Vs Fiorucci anche Bill Gates nel weekend è povero”, l’opera viene successivamente rinominata “Love Art 4 All”: un titolo aperto, che invita ognuno a trovare il proprio significato.

Destinata a scomparire nel tempo, l’opera continua a vivere attraverso la memoria delle immagini e di chi l’ha vissuta.